Viaggiare il Mondo (quasi) gratis. La mia prima esperienza con Workaway.


Può sembrare un miraggio, eppure è così.

Conosco Workaway da molti anni ma è la prima volta che lo utilizzo davvero e devo dire che lo trovo un mezzo eccezionale per viaggiare se si ha a disposizione un budget basso oppure, semplicemente, se si desidera conoscere meglio la cultura e lo stile di vita locale (per quel che mi riguarda, entrambe le cose).

Workaway è una piattaforma online (non è l'unica, ne esistono altre come WWOOF o Worldpackers) che permette ai viaggiatori di entrare in contatto con gli hosts, ovvero coloro che, in genere in cambio di vitto e alloggio, necessitano di un aiuto per 4-5 ore al giorno. Le mansioni richieste possono essere le più disparate: dal receptionist in piccole guesthouse al carpentiere; dall'insegnante di lingue in qualche scuola al giardiniere; dal babysitter al contadino.

Ciò permette di non spendere praticamente nulla per mangiare e dormire in cambio di qualche ora del proprio tempo.

Iscriversi è molto semplice: ci si crea un profilo con una descrizione di sé -competenze, hobby, interessi, lingue conosciute-, si aggiungono un po' di foto e si paga una quota di iscrizione annua (sui 50€). Attraverso un motore di ricerca si seleziona il Paese o la città di interesse (a proposito: funziona in tutto il Mondo!), il tipo di mansione che si sta cercando e via: il gioco è fatto! Si contatta l'host e, con un po' di fortuna, ci si accorda sul periodo di permanenza.

Ho appena terminato la mia prima esperienza come Workawayer in India, nello stato del Goa che forse, tra tutti, è quello più conosciuto: meta rinomata dagli hippies di tutto il mondo già a partire dagli anni 60, Goa conserva quello spirito perennemente rilassato (e talvolta ASSAI festaiolo) che affascina ancora molto sia gli occidentali che i locali che accorrono qui per trascorrere le vacanze. Immaginate chilometri e chilometri di spiagge sconfinatate, una vegetazione rigogliosa a perdita d'occhio, casette locali coloratissime e bungalow di bambù.

Lo ammetto, per gli occhi è un paradiso. 


Alcune zone, soprattutto nella parte meridionale, sono luoghi ideali per famiglie o per chi ricerca la quiete e il relax più totale; altre sono votate all'edonismo più irriverente: alcool, droghe varie ed eventuali e feste fino a notte fonda sulle note della musica trance/elettronica sono all'ordine del giorno.

"Sì, ma alla fine, stringi - stringi, che ci sei andata a fare laggiù?"

Ci arrivo, ci arrivo. Non abbiate fretta!

Ho lavorato 10 giorni in un rifugio per (ex) cani randagi. (Uno dei -numerosi- problemi dell'India è proprio il fenomeno del randagismo).

Il rifugio, il Dog Temple, si trova ad Arambol, di fronte ad una spiaggia dalla sabbia morbidissima e all'ombra di alte palme da cocco. Ospita 60 pelosetti, alcuni un po' vecchi e malandati, altri decisamente in forma e pieni di entusiasmo. È stato fondato da una anziana donna tedesca, ormai un po' svampita e un tantino sciroccata che tutt'ora vive lì, ed è gestito da una coppia di tedeschi. Oltre a me, quando sono arrivata, c'erano altri due volontari a dare una mano.


Dal momento che condividevo il mio bungalow di bambù con 14 cani (ripeto: 14!), la mia giornata "lavorativa" in realtà iniziava nel momento in cui si andava a dormire.

"Ma perché non potevano dormire all'aperto?" vi starete chiedendo.

Eh... Provate voi a lasciare 60 cani incustoditi nello stesso spazio recintato! Nella migliore delle ipotesi ululano tutta la notte come belve selvagge, nella peggiore si fanno a pezzi tra loro in risse che -non si sa bene perché- a volte scoppiano per motivi che a noi umani appaiono semi-incomprensibili. 

Detto ciò, durante la mia permanenza al Dog Temple le mie notti sono state piuttosto lunghe e poco riposanti, ma grazie al cielo senza scontri sfociati nel sangue. Al mattino alle 6 i pelosi mi davano inevitabilmente la sveglia, con ululii insistenti e nasate umidicce. La giornata proseguiva con le passeggiate fino al mare in piccoli gruppi; seguiva la preparazione del pasto e delle ciotole; poi pappa; coccole; colazione umana; lavori di giardinaggio per il mantenimento dello spazio esterno; di nuovo coccole; altri lavoretti generici (pulizia del bungalow, bucato a mano, preparazione del pranzo umano...) fino più o meno alle 14. Da quell'ora in avanti me ne scappavo -letteralmente- in paese a bermi qualche succo di frutta fresca o a schiacciare un pisolino sulla spiaggia lontana dai quadrupedi indiscreti. 

Alle 20 iniziava la routine serale: mettevo i pelosetti a nanna, sedavo risse incombenti e sgridavo i più riottosi fino a farli addormentare tutti. Questo si ripeteva, mediamente, almeno 4 o 5 volte per notte...

Insomma, più che un luogo esotico di perdizione pareva piuttosto una scuola dell'infanzia.

A ben vedere, le ore "di lavoro" giornaliere si sono rivelate molto più delle canoniche 5 o 6 previste da Workaway... Ma il posto era talmente bello e gli ospiti canini talmente adorabili che ne è valsa ampiamente la pena.

Al momento di andarmene, com'era prevedibile, le uniche lacrime che hanno fatto capolino, traditrici, le ho versate per loro, i miei nasoni puzzoni, perché nonostante mi abbiano fatto dormire 10 ore in 10 giorni, mi hanno anche riempito di un amore incondizionato e di litri di bava, chiedendo in cambio poco più di qualche carezza.


Si riparte. Prossima meta, la megalopoli del Maharashtra: Mumbai.


*Qualora qualcuno fosse interessato a un'esperienza di volontariato al Dog Temple, può scrivere a me o contattare direttamente loro su IG o FB @dog_temple_goa. Cercano volontari tutto l'anno! Se invece voleste fare una donazione, contattatemi: le spese per le sterilizzazioni, per il mantenimento del rifugio e per l'acquisto del cibo per i cani vengono coperte esclusivamente da donazioni e ogni piccolo aiuto può fare una grande differenza per contrastare il randagismo e per dare loro una vita più serena.*



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